Il portale si aprì su un’arida distesa oscura: il terreno era lacerato da innumerevoli crepe dalla forma frastagliata, non molto profonde, che si intersecavano tra loro ad intervalli irregolari.
Nessuna sagoma naturale o artificiale interrompeva la linea piatta dell'orizzonte, nulla si muoveva in quel cielo scuro come l'ebano.
Sargyssa irrigidì la presa sul bastone che reggeva il Vessillo delle Anime e fece un passo oltre il varco dimensionale.
Quando il suo stivale si posò su quella terra rossastra, non sollevò nemmeno un granello di polvere.
Fece un paio di passi su quel pianeta sconosciuto, si inginocchiò, chiuse gli occhi e iniziò a pregare il suo Re.
Un paio d'ore più tardi, l’Araldo si avvicinò alla Guardiana delle Anime, ancora assorta in meditazione, e cercò di attirare la sua attenzione con un paio di colpi di tosse, rimanendo comunque a rispettosa distanza.
"Dimmi, Marthon" disse Sargyssa, volgendo lo sguardo verso il nuovo arrivato dopo aver concluso un'ultima preghiera.
"Tutto l'esercito è arrivato, signora. Abbiamo chiuso il portale."
"Bene. Ottimo lavoro."
"Quanto tempo abbiamo per i preparativi?"
“Il nemico sarà qui tra meno di due settimane, Marthon. Abbiamo poco tempo per erigere la Postazione di Comando, figurarsi per approntare un vero e proprio campo militare."
Sargyssa si rialzò, reggendosi al Vessillo delle Anime che aveva saldamente conficcato in una crepa poco distante, poi puntò il dito verso est, orientando infine lo stendardo in quella direzione.
"Va costruita a 750 metri da qui. Metti subito al lavoro gli uomini."
"Ci aspetta una battaglia cruenta?”
Sargyssa sospirò.
"Sono molto forti, ma vinceremo. Spero solo di vincolare al Sacrario il minor numero dei nostri compagni, quanto tutto sarà finito. Questo non è il miglior posto ove soggiornare in eterno."
Poi si incamminò verso un gruppo di cavalieri, dando un buffetto all’Araldo, quando gli passò a fianco.
Marthon diede un'ultima occhiata al Vessillo delle Anime: per una volta, invece di garrire al vento, lo scheletro del Re impresso sullo stendardo era perfettamente immobile, con entrambe le mani appoggiate sul lungo spadone, come in allerta. Sembrava fosse già a conoscenza di ciò che sarebbe accaduto tra poco più di una decina di giorni.
Mise mano alla corta tromba che portava alla cintura e suonò l'adunata.
***
Erano passate due settimane da quella prima adunata e Marthon, con la corazza di piastre completamente ammaccata, scese le scale della Postazione di Comando.
Aveva terminato la tumulazione del loro ultimo caduto.
Si sedette sul primo scalino della rampa, a fianco di Sargyssa. Lacrime e sangue rigavano i volti di entrambi. Di fronte a loro, a una decina di metri, erano ritti sull’attenti i soldati superstiti di una battaglia rivelatasi più violenta di quanto avessero previsto. Di due plotoni da 150 unità, ora erano rimasti in una ventina.
“Prega con me.” disse Sargyssa dopo un paio di interminabili minuti.
Marthon tolse i guanti in pelle, che appoggiò sul corrimano in pietra, sfilò la corta tromba dalla cintura e la pose per terra, ove poco dopo appoggiò la propria spada lorda di un liquido violaceo ormai incrostatosi lungo la lama.
Poi si inginocchiò di fronte a Sargyssa, tendendo le mani verso la Guardiana delle Anime.
Quest’ultima si alzò, si tolse alcuni paramenti sacri, che depose lungo tre scalini, poi sollevò le braccia verso quel cielo oscuro, con i palmi delle mani rivolti verso l’alto.
Iniziarono il Salmo di Ringraziamento, il canto funebre che il popolo degli Spiriti Eterni rivolgeva al proprio Re, accompagnati dal coro intonato dagli altri soldati.
Non tirava un refolo di vento, eppure il Vessillo delle Anime, posto al centro della pedana della Postazione di Comando, si mosse leggermente. Poi ebbe un fremito improvviso, quindi ci fu un secco rumore metallico.
Il Re serrò entrambe le mani ossute sulla lunga elsa, alzò la punta dello spadone dal pavimento, quindi scese le scale. Oltrepassò Sargyssa e Marthon, non degnandoli nemmeno di uno sguardo, e si diresse verso lo sparuto manipolo di uomini che cantava con tono dimesso.
Scelse i due soldati più malandati: costoro smisero di cantare, si inginocchiarono, ricevettero la Sacra Investitura dal loro Re e si diressero verso i piedistalli posti ai lati della scalinata. In silenzio e a capo chino, si misero in posizione di combattimento, rivolti verso i propri compagni.
Sargyssa e Marthon conclusero il Salmo di Ringraziamento e tutti quanti gli altri smisero di cantare.
Una voce bassa e profonda, proveniente da un punto imprecisato sopra le loro teste, disse: “Accolgo la vostra preghiera, avrete il mio Onore. Le anime dei fratelli caduti saranno vincolate a questo luogo, che sarà conosciuto d'ora in poi come il Sacrario di Bezistan.”
Il Re innalzò la spada e un urlo disumano provenne dal suo teschio, poi si ricompose, salì la scalinata e si diresse verso l’immobile Vessillo delle Anime.
Mentre saliva lentamente le scale, un bagliore dorato avvolse i militi in posa ai lati della scala.
Una lieve brezza si alzò da sudest, aggirò tutto il Sacrario e salì in quota; due statue d’oro massiccio, alte quasi tre metri, si ergevano dai piedistalli ai lati della scalinata, mentre lo stendardo tornò a mostrare la sua consueta immagine.